"Il Dolo Berlusconi"

Quando il Lodo Schifani-bis, anzi il Lodo Alfano, anzi il Dolo Berlusconi
sarà sulla Gazzetta Ufficiale, l'Italia sarà l'unica democrazia al mondo
in cui quattro cittadini sono "più uguali degli altri" di fronte alla
legge. Un privilegio che George Orwell, nella "Fattoria degli animali",
riservava non a caso ai maiali. E che, nell'Italia del 2008, diventa
appannaggio dei presidenti della Repubblica, del Senato (lo stesso
Schifani), della Camera e soprattutto del Consiglio. I massimi
rappresentanti delle istituzioni, che nelle altre democrazie devono dare
il buon esempio e dunque mostrarsi più trasparenti degli altri, in Italia
diventano immuni da qualunque processo penale durante tutto il mandato,
qualunque reato commettano dopo averlo assunto o abbiano commesso prima di
assumerlo. Compresi i reati comuni, "extrafunzionali", cioè svincolati
dalla carica e persino dall'attività politica. Anche strangolare la
moglie, anche arrotare con l'auto un pedone sulle strisce, anche stuprare
la colf o molestare una segretaria. O magari corrompere un testimone
perché menta sotto giuramento in tribunale facendo assolvere un colpevole.
Che poi è proprio il caso nostro, anzi Suo. Come scrisse il grande Claudio
Rinaldi sull'Espresso a proposito del primo Lodo, "un'autorizzazione a
delinquere".

La suprema porcata cancella, con legge ordinaria - votata in un paio di
minuti dal collegio difensivo allargato del premier imputato, che ha nome
"Consiglio dei ministri" - l'articolo 3 della Costituzione repubblicana.
Che recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali?". La
questione è tutta qui. Le chiacchiere, come si dice a Roma, stanno a zero.
Se tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, non ne possono
esistere quattro che non rispondono in nessun caso alla legge per un certo
numero di anni in base alle loro "condizioni personali e sociali", cioè
alle cariche che occupano. Se la Costituzione dice una cosa e una legge
ordinaria dice il contrario, la legge ordinaria è incostituzionale. A
meno, si capisce, di sostenere che è incostituzionale la Costituzione
(magari prima o poi si arriverà anche a questo).

Ora, quando in una democrazia governo e parlamento varano una legge
incostituzionale, a parte farsi un'idea della qualità del governo e del
parlamento che hanno eletto, i cittadini non si preoccupano. Sanno,
infatti, che le leggi incostituzionali sono come le bugie: hanno le gambe
corte. Il capo dello Stato non le firma, il governo e il parlamento le
ritirano oppure, se non accade nessuna delle due cose, la Corte
costituzionale le spazza via. Ma purtroppo siamo in Italia, dove le leggi
incostituzionali, come le bugie, hanno gambe lunghissime. Non è affatto
scontato che il presidente della Repubblica o la Consulta se la sentano di
bocciare la suprema porcata. A furia di strappi, minacce, ricatti, vere e
proprie estorsioni politiche, il terrore serpeggia nelle alte sfere (che
preferiscono chiamarlo "dialogo"). E anche la Costituzione è divenuta
flessibile, anzi trattabile.

Un mese fa è passata con tutte le firme e le controfirme una legge
razziale (per solennizzare il 70° anniversario di quelle mussoliniane)
denominata "decreto sicurezza": quella che istituisce un'aggravante
speciale per gli immigrati irregolari. Se fai una rapina e sei di razza
ariana e di cittadinanza italiana, ti becchi X anni; se fai una rapina e
sei extracomunitario, ti becchi X+Y anni. Vuoi mettere, infatti, la
soddisfazione di essere rapinato da un italiano anziché da uno straniero.
E il principio di uguaglianza? Caduto in prescrizione. Stavolta è ancora
peggio, perchè non è in ballo il destino di qualche vuccumpra', ma
l'incolumità giudiziaria del noto tangentaro (vedi ultima sentenza della
Cassazione sul caso Sme-Ariosto) che siede a Palazzo Chigi. Infatti è già
tutto un distinguo, a destra come nella cosiddetta opposizione, sulle
differenze che farebbero del Lodo-bis una versione "migliore" del Lodo
primigenio. Il ministro ad personam Angelino Jolie assicura che, bontà
sua, "la sospensione dei processi non impedisce al giudice l'assunzione
delle prove non rinviabili, la prescrizione è sospesa, l'imputato vi può
rinunciare. La sospensione non è reiterabile e la parte civile può
trasferire in sede civile la propria pretesa". Il che, ad avviso suo e di
tutti i turiferari arcoriani sparsi nei palazzi, nelle tv e nei giornali,
basterebbe a rendere costituzionale la porcata.

Noi, che non siamo costituzionalisti, preferiamo affidarci a chi lo è
davvero (con tutto il rispetto per Angelino e il suo gemellino Ostellino),
e cioè all'ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida. Il
quale, interpellato il 18 giugno da Liana Milella su la Repubblica, ha
spiegato come e qualmente chi cita la sentenza della Consulta che nel 2004
bocciò il primo Lodo e sostiene che questo secondo la recepisce, non ha
capito nulla: "La prerogativa di rendere temporaneamente improcedibili i
giudizi per i reati commessi al di fuori dalle funzioni istituzionali dai
titolari delle più alte cariche potrebbe eventualmente essere introdotta
solo con una legge costituzionale, proprio come quelle che riguardano
parlamentari e ministri? La bocciatura del vecchio lodo nel 2004 da parte
della Consulta è motivata dalla violazione del principio di uguaglianza
dei cittadini quanto alla sottoposizione alla giurisdizione penale".
L'unica soluzione per derogare all'articolo 3 è modificare eventualmente
la Costituzione (con doppia lettura alla Camera e doppia lettura al
Senato, e referendum confermativo in mancanza di una maggioranza dei due
terzi). E non con una legge che sospenda automaticamente i processi alle
alte cariche: sarebbe troppo. Ma, al massimo, con una norma che - spiega
Onida - "introduca una forma di autorizzazione a procedere che
consentirebbe di valutare la concretezza dei singoli casi. Ragiono su
ipotesi, perché gli 'scudi' sono da guardare sempre con molta prudenza? La
sospensione non dovrebbe essere automatica, ma conseguire al diniego di
una autorizzazione a procedere. E comunque la legge costituzionale resta
imprescindibile".

Insomma, quando Angelino Jolie sbandiera la "piena coincidenza del Lodo
con le indicazioni della Consulta", non sa quel che dice. La
rinunciabilità del Lodo non significa nulla (comunque Berlusconi, l'unico
ad averne bisogno, non vi rinuncerà mai: altrimenti non l'avrebbe fatto).
E la possibilità della vittima di ricorrere subito in sede civile contro
l'alta carica che le ha causato il danno, se non fosse tragica, sarebbe
ridicola: uno dei quattro presidenti si mette a violentare ragazze o a
sparare all'impazzata, ma i giudici non lo possono arrestare (nemmeno in
flagranza di reato), nè destituire dall'incarico fino al termine della
legislatura; in compenso le vittime, se sopravvivono, possono andare dal
giudice civile a chiedere qualche euro di risarcimento? Che cos'è: uno
scherzo? L'unica differenza sostanziale tra il vecchio e il nuovo Lodo è
che stavolta vale per una sola legislatura: non per un premier che viene
rieletto, nè per un premier (uno a caso) che passa da Palazzo Chigi al
Quirinale. Ma ciò vale fino al termine di questa legislatura. Dopodichè
Berlusconi, una volta rieletto o asceso al Colle, potrà agevolmente far
emendare il Lodo, sempre per legge ordinaria, e concedersi un'altra
proroga di 5 o di 7 anni.

A questo punto si spera che il capo dello Stato non voglia cacciarsi
nell'imbarazzante situazione in cui si trovò nel 2004 Carlo Azeglio
Ciampi: il quale firmò (e secondo alcuni addirittura ispirò tramite
l'amico Antonio Maccanico) il Lodo, e sei mesi dopo fu platealmente
smentito dalla Corte costituzionale. Uno smacco che, se si dovesse
ripetere, danneggerebbe la credibilità di una delle pochissime istituzioni
ancora riconosciute dai cittadini: quella del Garante della Costituzione.
Quando una legge è manifestamente, ictu oculi, illegittima, il capo dello
Stato ha non solo la possibilità, ma il dovere di rinviarla al mittente
prima che lo faccia la Consulta.

In ogni caso, oltre al doppio filtro del Quirinale e della Consulta, c'è
anche quello dei cittadini. Che, tanto per cominciare, scenderanno in
piazza a Roma l'8 luglio contro questa e le altre leggi-canaglia.
Dopodichè potranno raderle al suolo con un referendum, già preannunciato
da Grillo e Di Pietro. Si spera che anche il Pd - se non gli eletti,
almeno gli elettori - vi aderirà. Si attendono smentite al commento più
scombiccherato della drammatica giornata di ieri: quello della signora
Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, secondo la quale "il Lodo
deve valere dalla prossima legislatura". Così il Caimano si porta dietro
lo scudo spaziale anche al Quirinale. Non sarebbe meraviglioso?